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Guy Murphy: “Venendo a Medjugorje riceviamo così tante grazie”

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Guy Murphy, ein 49 jähriger Chemie-Ingenieur aus Chicago, USA, der sich während der vergangenen fünfzehn Jahre der Leitung von Wallfahrten nach Medjugorje und auch in andere Heiligtümer gewidmet hat, war Anfang November 2010 zum wiederholten Mal in unserem Ort. Guy sagt: Von all diesen Heiligtümern ereignen sich hier die meisten Wunder und Bekehrungen, was wirklich ein Segen für alle ist. Medjugorje ist für uns alle und für die ganze Welt zur Heimat geworden. Nicht immer fühlte ich so für Medjugorje, heute aber bin ich besonders glücklich, dass ich hier sein kann. Ich bin der Muttergottes dankbar für ihre Worte der Ermutigung, mit denen sie uns einlädt.

Guy Murphy, ingegnere chimico quarantanovenne di Chicago, USA che negli ultimi quindici anni si è dedicato a guidare pellegrini a Medjugorje ed in altri santuari, all’inizio del Novembre di quest’anno è stato di nuovo qui. Guy dice: “La maggior parte di miracoli e conversioni avviene qui rispetto a tutti gli altri santuari, cosa che è veramente una benedizione per tutti. Medjugorje è per tutti noi, provenienti da tutto il mondo, una casa. Non ho sempre sentito così Medjugorje, tuttavia oggi sono molto felice di poter essere qui, grato alla Madonna per le sue parole di incoraggiamento con cui ci invita”.

L’incontro con Medjugorje

La mia conversione è avvenuta nel 1989. Qualcuno mi parlò di Medjugorje ed avevo sentito parlare anche dei segni e di varie cose legate alla fede. Mi dissi che dovevo sincerarmene. Quando decisi di venire a Medjugorje, capii di dover leggere alquanto sulla mia fede cattolica romana. Quando cominciai a leggere rimasi sorpreso che, nonostante il fatto di aver frequentato per otto anni una scuola elementare cattolica, per quattro anni una scuola media cattolica e di aver addirittura frequentato per due anni una università cattolica prima di iniziare a studiare come ingegnere chimico, non ero in grado di dire neppure una parola coerente sulla mia fede. Compresi che dovevo ascoltare attentamente ciò che il sacerdote diceva in Chiesa, ma non ero ancora in grado di capire nulla. Ciò mi portò a capire che dovevo finalmente leggere la Bibbia ed il primo racconto della Bibbia mi lasciò una forte impressione: la Bibbia ci da indicazioni su come scoprire, cioè riconoscere l’albero della vita. Questo mi spronò a proseguire. La conclusione del Libro dell’Apocalisse parla di una grande lotta che avviene, vengono presentate delle persone che mangiano il frutto dell’albero della vita e nasce la pace. Ancora una indicazione di strada. Finii di leggere la Bibbia, ma non potevo dire nulla sulla mia fede cattolica.

Alcuni insegnanti ci avevano detto che la parte sinistra del cervello è per i matematici e gli scienziati, mentre la destra per le arti liberali, così pensai che probabilmente la fede fosse nella parte destra del cervello e che questo non avrei mai potuto comprenderlo. Allora dissi che mi ero approcciato a Medjugorje in modo sbagliato – non potevo avvicinarmi ad esso né da un punto di vista di fede, né da un punto di vista scientifico -. Desistetti da quei miei dubbi e decisi di venire a Medjugorje con un gruppo di pellegrini.

Sono diventato cieco

Sull’aereo alcune persone mi parlarono del miracolo del sole a Medjugorje e mi spiegarono che il sole in qualche modo danzava, ruotava. Dal momento che si trattava di brave persone, credetti loro. Pensavo: “Quelle persone del Terzo Mondo non hanno una tecnologia dei laser sviluppata e cose del genere, sicuramente dicono la verità”. Quando arrivai a Medjugorje, esaminai per quale via giungesse la corrente e pensai quale potesse essere un luogo da cui fosse possibile utilizzare il laser. Mentre i miei compagni di viaggio cercavano il miracolo del sole, io cercavo dove potevano essere stati collocati dei laser. Pensavo: “Ora vi ho colto in fallo, pensavate di ingannarmi!”. Ma né il primo né il secondo giorno avvenne il miracolo. Pensavo: “Che peccato, non vedrò il miracolo”. Allora salii sul Križevac e lì feci per la prima volta una preghiera, era rivolta alla Madre Celeste. Avevo la mia posizione. Pensavo: “Pregherò Dio, cosa è per me la Madonna?” e pensavo che il Rosario fosse una preghiera per vecchiette. Mi dissi: “Cosa succede a noi ingegneri, anche noi abbiamo bisogno della preghiera”. Poi sentii che i veggenti descrivevano la Madonna come una meravigliosa diciottenne dai lunghi capelli, dagli occhi azzurri, dalla voce meravigliosa. Mi provoca vergogna oggi anche dire come sono stato arrogante verso di Lei. La mia prima preghiera rivolta alla Madonna è stata: “Hei, Madonna, sono io, Guy da Chichago! Mettimi alla prova nel miglior modo possibile e poi io metterò alla prova te. Se vincerai tu, farò tutto quello che dici, ma se vincerò io vieterò Medjugorje”. Pensavo che i messaggi fossero veri, ma ero ancora confuso dagli interrogativi di fede. Sollevai il Rosario e pensai: “Cosa è tanto essenziale in quest’arma ridicola”. Ma, e questa fu la prima cosa interessante che avvenne, qualcosa non mi permetteva di dirlo a parole. Sentivo che la sfida era stata accettata.

Il giorno seguente, 8 Dicembre, andando in Chiesa alla Messa in inglese, abbiamo visto il miracolo del sole. Guardavo e mi dicevo che doveva esistere una spiegazione logica per questo; rovistavo a terra cercando i fili elettrici che provocavano la danza del sole, pensando che si trattasse solo di un gioco di laser. Mi avvicinai al mio gruppo e misi gli occhiali. Erano le 13:00 e non potevo guardare. Ciò per me era enigmatico, perché sapevo dalle leggi della fisica che non esiste nulla che possa arrestare i raggi del sole perché non ti brucino gli occhi se guardi al sole direttamente. Poi ho pensato di essere l’unico a guardare il sole, che di sicuro gli altri tenevano gli occhi chiusi. Andai davanti a loro e li guardai negli occhi. I loro occhi erano spalancati. Ho pensato ci fosse qualcosa che bloccava i raggi solari perché non giungessero ai loro occhi. Guardai verso il sole e mi abbagliò di nuovo. E ogni volta che riprovavo a guardare al sole, esso mi abbagliava. Ero confuso. Dopo la Messa andai verso il Križevac. Ripetevo continuamente il mio nome e indirizzo, perché ero così confuso. Conclusi che i miei compagni di viaggio sarebbero diventati ciechi perché avevano guardato a lungo il sole. Pensai che anche io avrei dovuto essere cieco tenendo conto di quanto avevo guardato il sole. Caddi in un avvallamento lungo la strada. Mi prese uno svenimento e, logicamente, pensai di essere diventato cieco. I miei parenti ed amici avevano cercato di distogliermi dal viaggio a Medjugorje, e ora – pensavo – quando tornerò a casa e mi chiederanno com’è andata, io dovrò dire loro di essere cieco. Ero arrabbiato perché pensavo che dovevo sapere che non si deve guardare al sole. Andai verso la Collina delle apparizioni, ma la vista ancora non ritornava. Cominciai ad aver paura e pregai Dio di ridarmi la vista ed io avrei fatto tutto ciò che mi avesse chiesto. Riflettevo su ciò che era accaduto davanti alla Chiesa e nel mio cuore cominciò ad accadere qualcosa di strano: sentivo che nel profondo del cuore la Madonna mi chiedeva se avessi bisogno di aiuto. Dissi: “Sì, certamente”. In quel momento ho sentito qualcosa come un bacio sul mio capo. Se guardate al sole, non solo i vostri occhi diverranno ciechi, ma sentirete anche un dolore sopra il naso. E quel dolore era così forte, sentivo un dolore come se qualcuno mi avesse colpito alla testa con una palla da baseball. Ma quando sentii quel bacio, ho avvertito un rilassamento. In un momento mi tornò la vista e, felicissimo, corsi giù dalla Collina delle apparizioni.

Tornando a casa, Guy ha sentito di dover condividere la sua esperienza con gli amici ingegneri ed ha scritto una lettera in cui ha parlato di tutto quello che ha vissuto.

A Medjugorje mi sono confessato dopo dieci anni

Capii che dovevo iniziare a vivere i messaggi della Madonna. Il problema stava nel fatto che assolutamente non dubitavo che Medjugorje fosse vera, ma ero ancora convinto che il Rosario fosse una preghiera per vecchiette. Mentre pregavo il Rosario mi disturbava la ripetizione delle preghiere. Quindi, quando dicevo le parole: “Ave Maria, piena di grazia…”, sentivo che ciò era un’offesa alla mia intelligenza. Pregando si ripeteva quella esperienza del sentimento di completa umiliazione provato quando i miei occhi erano stati accecati dal sole. Finalmente compresi: quello era stato fatto dal cielo. Al ritorno da Medjugorje ero cosciente, avevo capito che andando sul Križevac non dovevo disquisire con la Madonna ed, in secondo luogo, avevo compreso ciò che la veggente Vicka aveva condiviso con noi: anche se non la pensiamo così, Gesù e Maria sono molto vicini a ciascuno di noi. Quando tornai da Medjugorje questo era per me così evidente, ma non accettavo ancora il Rosario. Dopo tre mesi forse riuscii a dire una decina del Rosario come una vera preghiera, ma poi vissi ancora quell’esperienza di umiliazione e invocai la Madonna sperando che mi fosse vicina. Come se si fosse accesa una luce, mi ricordai che la veggente aveva definito il Rosario “arma”. E mentre tenevo in mano la Croce e il Rosario, dissi: “Ciò che mi hai fatto a Medjugorje è umiltà”. Dissi: “O Dio, mi hai colpito alla testa, come Davide ha colpito Golia”. Mentre guardavo il Rosario, l’ho visto come la fionda di Davide e mi sono reso conto che quei cinque sassi che Davide prese dal ruscello sono in realtà le cinque decine del Rosario della Madonna, il che significa che il Rosario è una vera arma. Allora ho pensato che sapevo tre cose della mia fede. Durante tutto il processo della mia conversione, prima di venire a Medjugorje, avevo pensato di essere una brava persona e che, se fossi morto, sarei andato in Paradiso. Ma la verità è che a Medjugorje, per la prima volta dopo dieci anni, sono andato a confessarmi, la mia anima era stata, quindi, per dieci anni in stato di peccato mortale. Durante la conversione ho capito che molte cose che facevo prima erano peccaminose, ero dalla parte sbagliata. Mi sono reso conto che la Madonna è buona e che opera con i suoi figli, Le sono grato per questo. Mi ci sono voluti alcuni anni per accettare che il Rosario è una vera arma.

Ciò che mi rallegra di più è l’amore che sperimentiamo e riceviamo da Gesù e Maria

Nel secondo pellegrinaggio a Medjugorje venne con me un altro ingegnere, mio amico. Entrambi sperimentammo il miracolo del sole. Sembrava come un offuscamento del sole, ma esso pareva come una ostia bianca. E perché ho una considerazione infinita per questo fatto? Mentre mi istruisco sulla fede, ascolto i messaggi che la Madonna dà attraverso i veggenti. La Madonna ha detto: “La Santa Messa è il momento più santo”, in quel momento Gesù vivo viene in mezzo a noi e noi Lo accogliamo nei nostri cuori. Anche se avevo frequentato scuole cattoliche, non avevo mai sentito questo prima. Pensavo: “E’ un simbolo, un qualche segno?”. Questo per me era un enigma e, in qualche modo, un’offesa perché gli ingegneri devono fare qualcosa, devono porre l’equilibrio tra massa e calore. Compresi che qualcosa di molto più forte entrava nella mia vita, Dio stesso, non ne avevo idea. Pensai come potevo essere stato così sciocco da non averlo capito prima. Iniziai a leggere riguardo alla Santa Eucaristia e solo allora capii che questo è ciò che insegna la Chiesa Cattolica, che nell’Ostia c’è Gesù vivo. Per questo ora, quando sono a Medjugorje e vedo l’Ostia, comprendo che Dio è nell’Ostia, che è molto più forte del sole stesso.

Il mio amico ed io tornammo nella nostra camera e lui cominciò a camminare su e giù. Diceva, deluso, che non avevamo visto un miracolo. Diceva: “Quando siamo a casa non guardiamo al sole, ma ciò che è avvenuto qui è accaduto perché i nostri occhi si sono abituati alla luce”. Erano le 18:40, ora dell’apparizione della Madonna, e lui diceva: “Il sole aveva già iniziato a tramontare e per questo sembrava un’ostia” e ripeteva che doveva vederlo durante il giorno. Diceva: “Diventerò prima cieco piuttosto che credere”. Il giorno seguente andammo in Chiesa, era l’ora dell’apparizione. Il mio amico mi disse: “Andiamo a vedere questo miracolo del sole”. Gli risposi che andasse lui, ma che io avrei pregato. Quando uscii dalla Chiesa, lo trovai chino accanto ad una panca con una mano sugli occhi. Alla domanda su come si sentisse, rispose che credeva e che tutti avevano visto quel miracolo. Il sole lo aveva abbagliato.

Quando tornammo a casa, ebbi un rinnovato stimolo a credere che attraverso la Madonna andiamo a Dio e che la Madonna è Colei che ci trasmette il messaggio di Dio ed è nostra Madre che viene ad aiutarci. Mi ponevo la domanda: “Madonna, che ne è dell’albero della vita?”. Nel profondo del cuore sentivo che la risposta per me era sempre: “Prega”. La risposta non mi piaceva, ma iniziai a pregare i Misteri Gaudiosi. Il primo Mistero Gaudioso andò bene, ma durante il secondo – la Madonna visita Elisabetta – cercai di meditare immaginando di essere con la Madonna durante quella visita e di pensare all’albero della vita. Pensavo a cosa mi sfuggiva, a quale fosse la particolarità di tutto questo, a quale fosse il frutto di cui si trattava. Era probabilmente un qualche frutto particolare. Ritornò il Mistero del Rosario ed Elisabetta che diceva: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!” Madre di Dio, tu sei quell’albero della vita. Ed il frutto, che dobbiamo mangiare per vivere in eterno, è Gesù Cristo. Allora pensai a questo mistero di Dio – la mia conversione. E dopo 21 anni, la Madonna lavora ancora con difficoltà con me. Anche se cerco di essere un suo buon collaboratore, sento che ho ancora molte cadute. Venendo a Medjugorje riceviamo così tante grazie da Dio. Spero che la Madonna resterà ancora a lungo con noi, perché ci sono molte persone che hanno bisogno di aiuto, come me. Ciò che mi rallegra di più è l’amore che sperimentiamo e riceviamo da Gesù e dalla Madre Maria. Attraverso l’unità nella preghiera sentiamo l’amore e la pace che vengono da Gesù. La scuola semplice qui è: preghiera, digiuno, Confessione, lettura della Sacra Scrittura.

 

 

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